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Giovedì, 14 Marzo 2019 11:20

Popolo, politica, partecipazione Il governo delle aree fragili in Italia e in Europa

La comunità di pratiche Aree Fragili si trova ad operare in un contesto che appare radicalmente e improvvisamente cambiato. I luoghi lasciati indietro, the places left behind – come li chiamano molti studiosi a livello internazionale - stanno manifestando forti segnali di malessere, che sembrano orientarsi verso la ricerca di comunità chiuse, il rifiuto della diversità, lo scetticismo e la repulsione nei confronti del sapere scientifico, l’intolleranza, la domanda di uomini forti capaci di ristabilire l’ordine, la contrapposizione tra un popolo puro e una élite corrotta.

Le nuove geografie politiche emergenti in tutti i paesi occidentali dove si è andati al voto negli ultimi mesi, sembrano confermare questo orientamento. Se questo è vero, per chi è impegnato sul tema delle aree rurali fragili si pongono delle domande nuove. Il convegno Aree Fragili 2019 parte da qui: quali sono le cause di questa dinamica, che in molti chiamano neo-populismo o populismo autoritario? Esiste anche in Italia, come sembra acclarato in tanti altri stati, una dimensione rurale di questa tendenza? Se sì, quale è la situazione nelle aree fragili? Abbiamo segnali tangibili nel nostro lavoro di campo e di ricerca, oltre che dai dati che emergono dalle analisi politologiche? Quali azioni si possono mettere in campo, quali politiche, quale nuovo impegno per le organizzazioni della società civile?

Gruppo di riferimento (in aggiornamento): Filippo Barbera, Fabrizio Barca, Marco Boschini, Gianluca Brunori, Giuseppe Ieraci, Arturo Lanzani, Daniela Luisi, Marilena Macaluso, Luca Martinelli, Patrizia Messina, Luigi Pellizzoni, Filippo Tantillo, Giuseppina Tumminelli.

Comitato Organizzatore: Giorgio Osti, Chiara Zanetti, Marcello Cabria, Sara Morelli, Giovanni Carrosio

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